È il film dell’anno. Già premiato con il Leone d’Oro al Miglior film alla Mostra del Cinema di Venezia 2017, The Shape of Water (La forma dell’acqua) ha conquistato l’Academy aggiudicandosi 4 Oscar, tra cui miglior film e miglior regia a Guillermo del Toro. La pellicola abbraccia più generi cinematografici, ma si può semplicemente definire una fiaba dark. Di fiabesco c’è l’idea su cui poggia il film, ovvero la storia d’amore tra una donna e un mostro marino. Inevitabile il riferimento al classico La Bella e la Bestia, senz’altro ripreso, ma allo stesso tempo riambientato in uno scenario completamente differente. “Dark” è il giusto termine per descrivere molte delle pellicole dirette dal messicano Giullermo del Toro, tra cui La spina del diavolo (2001) e Il labirinto del fauno (2006). Il genere dark fantasy circonda una storia di un’atmosfera horror, ma anche cupa e drammatica come accade al film in questione.

La forma dell’acqua è allo stesso tempo una vicenda ben radicata nel tempo, attuale nella trattazione dei temi. La protagonista Elisa Esposito, affetta da mutismo, in piena Guerra Fredda lavora a Baltimora come addetta alle pulizie in un laboratorio governativo, sede di esperimenti volti a contrastare la potenza URSS. Nella splendida interpretazione di Elisa da parte di Sally Hawkins, una resa impeccabile della solitudine e della chiusura di rapporti sociali. Ancorata alle sole ma stabili amicizie con l’inquilino gay Giles (Richard Jenkins) e con la collega Zelda (Octavia Spencer), Elisa scopre un giorno in laboratorio una creatura anfibia agitarsi in una cisterna. La sua è una vera e propria attrazione verso il mostro marino, simile nell’aspetto agli esseri umani.

La reale presa di coscienza di Elisa consiste nella condivisione delle sue stesse sensazioni da parte dell’essere, ad esempio all’ascolto delle musiche preferite da Elisa, composte dal francese Alexandre Desplat. La protagonista si accorge molto prima, rispetto al brutale colonnello Strickland, delle grandi potenzialità e della manifestazione delle emozioni da parte della creatura. È dunque una reale necessità che la porta, con l’ausilio di Giles e dello scienziato russo Hoffstetler, a prelevare di nascosto l’anfibio dal laboratorio e a condurlo nella propria abitazione, mettendo di fatto nei guai Strickland. Quest’ultimo, ricevuto l’ultimatum dal generale Hoyt per il ritrovamento della creatura, medita vendetta e si mette alla ricerca insistente del rapitore, con tristi risultati.

Fin dal primo incontro, Elisa intuisce dunque la capacità di emozionarsi da parte dell’uomo anfibio (in grado di compiere anche veri miracoli) e soprattutto mostra una ferrea volontà di fare qualcosa per salvarlo e non per vivisezionarlo, come vorrebbero molti uomini operanti nel laboratorio. Emblematico, a questo proposito, lo scambio di battute con Giles, inizialmente scettico in merito al tentativo di recupero:

Giles: “Noi non siamo niente.”
Elisa: “Noi non siamo niente se non facciamo niente.”

In un’epoca in cui difficilmente risparmiamo giudizi negativi nei confronti di chi è diverso da noi, La forma dell’acqua ci rivela, attraverso una romantica storia d’amore tra una donna e un mostro marino, che quel diverso possiamo amarlo e soprattutto possiamo farci desiderare anche con le nostre imperfezioni.

Quando mi guarda, lui non vede quello che mi manca o quanto io sia incompleta. Lui mi vede per quel che sono.

Guillermo del ToroLa forma dell’acqua, Stati Uniti d’America 123′ – fantastico, sentimentale, avventura, drammatico 2017.

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