Chiamami col tuo nome potrebbe essere una delle piacevoli sorprese agli Oscar 2018. Per noi italiani sarebbe una soddisfazione doppia, perché il regista, Luca Guadagnino, non ha sinora avuto il giusto riconoscimento nel nostro Paese. Dunque questa pellicola, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di André Aciman, potrebbe rappresentare la sua reale consacrazione. E meriterebbe più di una statuetta, per diverse ragioni.

Chiamami col tuo nome non è un semplice film, perché non rispetta le canoniche tempistiche di quest’ultimo; è il frutto di un lavoro portato avanti per anni dal regista, e dallo sceneggiatore James Ivory, e alla visione emerge in ogni minimo dettaglio questa cura quasi maniacale. A cominciare dal rapporto omosessuale tra i protagonisti Elio e Oliver: il primo è un diciassettenne ebreo italo-americano appassionato di musica, e che trascorre le estati degli anni Ottanta con i suoi in piena campagna lombarda; il secondo è un esuberante ventiquattrenne studente americano, ospitato dal padre di Elio, archeologo in cerca di collaborazioni.

La relazione tra i due ragazzi attraversa più fasi e risulta così autentica nei modi grazie alle faticose e durature immersioni nei personaggi, che hanno coinvolto i bravissimi attori Timothée Chalamet e Armie Hammer. Lo stesso regista Guadagnino ha più volte raccontato di aver conosciuto i due interpreti già alcuni mesi prima delle riprese, per meglio ricercare quell’empatia e quell’alchimia, ben visibili nelle non poche scene d’amore dei protagonisti.

Il film tratta con estrema delicatezza il tema adolescenziale: è stato giustamente definito “film di formazione” poiché è l’età in cui Elio vuole conoscere più da vicino il suo orientamento sessuale; ha una breve relazione con la sua compagna Marzia, ma in cuor suo sente accrescere il desiderio di Oliver, così da provare gelosia nel vederlo ballare dolcemente con la sua amica Chiara. Tra numerosi ostacoli, Elio sceglie di seguire il cuore e coltiva questo rapporto speciale con Oliver, fino a sconfiggere l’imbarazzo e le titubanze iniziali. E la partenza definitiva di Oliver per l’America, dopo un breve viaggio a Bergamo in compagnia di Elio, convincerà, seppur con molta tristezza, quest’ultimo in merito alla sua scelta amorosa.

A questo proposito, emblematiche le parole confortanti del Signor Perlman per suo figlio Elio:

Stai male e ora vorresti non provare nulla…forse non hai mai voluto provare nulla, ma ciò che ora provi io lo invidio… Soffochiamo così tanto di noi per guarire più in fretta…così tanto che a trent’anni siamo già prosciugati e ogni volta che ricominciamo una nuova storia con qualcuno diamo sempre di meno…ma renderti insensibile così da non provare nulla, è uno sbaglio…

La pellicola crea uno scenario suggestivo, quello degli anni Ottanta, in aperta campagna e con sottofondo i pezzi in onda alla radio di quegli anni (eccezione per le musiche di Sufjan Stevens, tra cui Mystery of love). Non basta, il tutto reso ancor più elegante dalle sinfonie di Bach suonate da Elio, dai non pochi riferimenti letterari e filosofici e da una visione neoclassica dell’arte, come suggeriscono i bronzi in apertura. Chiamami col tuo nome probabilmente non sarà ricordato per incredibili colpi di scena o per una trama ricca di eventi e situazioni, ma come un film sui sentimenti e sulla scelta coraggiosa di seguirli.

Luca GuadagninoChiamami col tuo nome, Italia/Francia/Brasile/Stati Uniti d’America 132′ – drammatico, sentimentale 2017.

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